A cosa servono gli amori infelici – GILBERTO SEVERINI
Questo è uno di quei libri che se non mi fosse stato regalato l'avrei sicuramente preso per il suo titolo.
Ritengo di essere un tipo malinconico, o almeno mi immagino così; inoltre penso di aver avuto alcuni amori infelici e li reputo, ora che ne sono lontano, costruttivi e di una bellezza malsana; ritengo, altresì, che le persone che più mi attraggono in giro per la strada siano mie simili, e quindi... malinconiche. Anche se tutte queste ipotesi su me stesso e sugli altri si rivelassero inesatte, o pure illusioni, continuerei a sentirmi vivo solo a pensarmi (vedermi) così. Non potevo, quindi, non emozionarmi nella lettura del titolo di questo libro.
Il titolo, appunto.
Aperta la prima pagina ho iniziato a seguire una piccola storia individuale, così diversa dalla mia eppure la sentivo stranamente vicina, forse proprio per le mie supposizioni suddette. Una storia raccontata così delicatamente da farmi pensare a Tommaso Landolfi, non so se erroneamente, oppure a Goffredo Parise. Il personaggio della storia, con il suo cinismo e la sua disillusione, mi ha colpito nel profondo, anche se poi, ad essere sincero, non ha risposto a quello che sembrava non solo un titolo, ma l'intestazione di un ideale capitolo A cosa servono gli amori infelici: casistica e soluzioni.
E non poteva farlo perché per aver avuto amori infelici significa che in qualche modo bisogna esserci un po' portati, e si finisce per essere fatalisti nelle risposte, sperando in una possibile futura smentita.
