Come diventare se stessi – DAVID LIPSKY

Se non fosse stato un libro in qualche modo inerente a David Foster Wallace non avrei mai letto questo libro, anzi, ne avrei parlato anche male. Questo per due motivi:
1. Il titolo, Come diventare se stessi, sembra più un manuale di psicologia spicciola venduto in autogrill che una conversazione con uno scrittore. Magari leggi il titolo e pensi che adesso troverai un decalogo su come scoprire realmente il tuo vero Io. Un titolo semplicemente non vero e dozzinale, che non rispetta il senso del titolo originale (Although of course you end up becoming yourself , che è una frase finale di un discorso che sta facendo Foster Wallace e dice “anche se ovviamente alla fine si diventa se stessi“, che è un modo bellissimo di essere in qualche modo “fatalisti”, ed è in una certa misura anche il mio modo di intendere il “fatalismo”), lo stravolge e lo rende falsamente vicino al lettore.
2. L’altro motivo è la grafica di copertina, con quel ritratto di DFW. Ho capito che bisogna essere cool e trandy, che bisogna svecchiare il modo di fare i libri se no non ti caga nessuno; ho capito che la Minimum Fax – che fa dei libri molto belli graficamente, e pure il font che usa è secondo me uno dei migliori – si rivolge ai (ggg)giovani trattando di autori (ggg)giovani; capisco che non essendo un libro “scritto da” ma “su” DFW in qualche modo tu editore devi richiamare graficamente più l’oggetto del libro che il suo autore – l’onesto e sconosciuto David Lipsky, a cui va comunque il merito di aver fatto sinceramente il suo lavoro di intervistatore/trascrittore; capisco tutto questo ma essendo un lettore e non un editore un po’ mi suona ridicolo tutto ciò. E questo in relazione anche al fatto che, ancora una volta, la fortuna di uno scrittore – che meriterebbe di essere apprezzato per ogni singolo libro che ha scritto e nel merito della sua poetica – si fonda sulla modalità con cui è finita la sua esistenza e su di un singolo reportage di una crociera. E allora vanno bene i reading in cui viene fuori il suo essere intelligentemente comico, va bene il ricordo del tale scrittore che lo ha conosciuto, va bene tutto, ma siamo sicuri che tutta questa mediaticità sia un evento che rende giustizia al DFW scrittore e non personaggio? (essendo una domanda retorica secondo me la risposta è ovviamente di segno negativo).
Oltre questo sfogo volevo solo appuntarmi che questo libro è stata una lettura piacevole per un voyeur come il sottoscritto: ho imparato tante cose riguardo al tabacco che DFW usava masticare, sulle bibite gassate che beveva, su cosa ordinava al ristorante, sui suoi scaffali pieni di dentifricio sbiancante, sull’ordine particolare della sua casa, sui suoi cani; sono arrivato a leggere la trascrizione di un suo rutto, una cosa imperdibile; mi sono sentito, insomma, immerso in una lenta masturbazione mentale in cui ad essere soddisfatto era il mio lato pornografico di fan sfegatato, nell’avere la sensazione di essere stato accanto a DFW al posto di David Lipsky, come se sapere cosa legge DFW al cesso possa servirti a comprendere meglio il suo messaggio.

8 comments

  1. Bens

    Un po’ lo conosci il mio grado di ossessione per Wallace, e prima che uscisse Il re pallido, comprai questo libro, perché per me era questo che chiudeva una bellissima e lunghissima storia di amore unilaterale con DFW, perché da voyer come tu giustamente dici, era il modo più vero ed umano che avevo per portarmelo dietro sempre. E incredibilmente è diventato uno di quei libri, pochi ma preziosi, tutti imbrattati di sottolineature, erosi dalle letture disordinate e scomposte, uno di quei libri di cui non posso fare a meno, perché è un libro buono di sentimenti, con un DFW meno scrittore e più uomo e so anche che lui forse lo avrebbe disprezzato questo mio commento.

    • lulumassa

      bens pure io sono ossessionato da DFW, e forse ho sbagliato a scrivere il post e sembra che io schifo questo libro. Ho goduto a stare lì a sentire la trascrizione di DFW e immaginarmi tutto, pure il cane che mordeva la sedia di Lipsky, però questa cosa di andare oltre i libri di uno scrittore per poi scoprire che è più o meno come noi un po’ mi sta sul cazzo, tutto qui. C’è davvero bisogno di provare questo piacere voyeuristico mi chiedo io?

  2. Roberto Natalini

    Caro lulumassa, le due obiezioni che fai nel tuo post non valgono per l’edizione originale, ossia per l’opera in sé. E parliamo allora del voyerismo, che il testo di Lipsky, scritto con grande abilità, sembra di stare in un film (e se lo facessero allora spicciativi che Russell Crowe sta invecchiando…), non fa che stuzzicare. Uno scrittore però in fondo questo voyerismo se lo cerca, anche se ha con esso un rapporto ambivalente. E il paradosso di Wallace sta proprio lì, nella sua icona, nella sua bandana, nella sua straordinaria visibilità, e al tempo stesso nel nascondersi, nel panico da esibizione. Eppure, di quanti scrittori nella storia dell’umanità abbiamo così tanti video e interviste (a parte Baricco direte, ma io avevo scritto “scrittori”)? Di quanti la biografia è stata spulciata in modo così minuzioso, fino alla pubblicazione online del referto autoptico post-mortem (sic! se vi sentite voyeristici, ma veramente, non avete che da cercarlo. È un documento impressionante). La biografia in preparazione, curata da DT Max, ricostruisce MESE per MESE, la vita di Wallace…
    Come se Wallace stesso usasse la sua materia biografica, eventualmente falsata e pesantemente distorta (questo in tutti i libri, ma specialmente nelle sezioni §9 e §24 de “Il Re Pallido”) per farne materia narrativa.
    E allora conviviamoci senza sensi di colpa, non può essere altrimenti, per uno scrittore che voleva fare a fette la sua testa per farci vedere cosa c’era dentro (“I Will Slice Open My Head for You”, intervista con Tom Scocca). Leggiamo questo. (e venite a trovarci sull’Archivio DFW Italia http://archivio-dfw.tumblr.com/ e sulla nostra pagina FB).

    • lulumassa

      caro roberto, il tuo è un punto di vista interessante. Come te, io sono un appassionato di DFW (dico appassionato per non scadere in termini tipo maniaco). Ma tutto questo spulciare nella sua vita, ho capito che fa vendere un casino e accresce la gloria di DFW tra i (pochi) lettori italiani, ma a me non convince per un c.. ehm, per niente. DFW è morto nel 2008, il resto (che verrà pubblicato, tipo biografie e cazzate varie – tralascio ovviamente i saggi critici perché hanno fondamenti teorici seri alle spalle e non quelle 4 cazzate di un lettore medio come me) è solo masturbazione mentale e commerciale. Leggiamo i suoi libri, a partire da Infinite Jest, invece di continuare con questo chiacchiericcio che va bene se vuoi vendere, non certo se vuoi apprezzare la bellezza di un libro che diventa arte. Tutta ‘sta socialità della lettura sta portando a considerare quasi secondario l’atto stesso della lettura (solitaria e diffusa nel tempo – non scrivere pensieri arguti in 140 caratteri ogni dieci secondi senza essere andati oltre la lettura della quarta di copertina): twitter in primis, richiede che qui ed ora noi commentiamo e recensiamo e cerchiamo nuove cartoline e nuove foto di DFW da condividere. Mi sono solo un po’ rotto le scatole di ‘ste cose. Tutto qui.
      Ps: seguo molto il tuo sito, che apprezzo. Abbiamo solo modi diversi di intendere la macchina commerciale (perché questa è) che gira attorno a DFW, non certo la sua bravura come scrittore.

      • Roberto Natalini

        Intanto il sito è di Andrea Firrincieli, io sono solo un collaboratore occasionale (questo per non prendermi un merito non mio, non per rinnegare, anzi…). Beh, sfondi una porta aperta, nel senso della lettura. Io sto leggendo per la terza volta TPK, dopo aver letto altrettante volte IJ, di cui una in inglese (se si escludono le consultazioni compulsive di interi capitoli), e letto e riletto tutto quello che ha scritto etc…. E nel reading collettivo di TPK stiamo cercando di fare proprio questo, entrare nel testo, frase per frase, commentarlo, condividerlo. Poi ok, nel sito FB pubblichiamo le cartoline, che ci dicono cose importanti (se, come me, tu stessi studiando l’importanza della matematica nella scrittura di Wallace, e avessi scritto un saggio di 13.260 parole su questo argomento, una frase come “I NEVER WANT TO SEE ANOTHER FOURIER SERIES AS LONG AS I LIVE,” ti farebbe letteralmente saltare sulla sedia), e le foto, ma così, anche per far finta di essere un po’ più nerds di quanto già non siamo, la condivisione ci piace anche farla così. E credici, se c’è qualcuno che è al di fuori, anche in modo ingenuo, dalla macchina commerciale (che innegabilmente esiste, ma non è certo quella di Fabio Volo o Federico Mocci o anche Paolo Giordano), beh, quelli siamo noi. Quindi, insomma, voglio dire che non credo che i nostri punti di vista siano alla fin fine così diversi… :-) . r

        • lulumassa

          vedi Roberto io non stavo criticando il vostro modo di “metterla” con DFW. Né volevo fare una gara a chi ne sa di più riguardo questo scrittore. Io non ho letto tutto, non scrivo saggi, e la matematica francamente è stato un mio incubo per gli anni del liceo. Eppure la scrittura di Foster Wallace ha colto, diciamo così, le mie aspettative più profonde riguardo un testo, e un’opera d’arte in generale. Bazzico un po’ su twitter e il mio discorso si riferisce anche al modo in cui viene spacciata per letteratura roba che non entrerebbe neanche in un cesso pubblico, tutto qui. Prima mi divertiva seguire i tweet di questo o quell’altro, ora mi annoia. La macchina commerciale è quella dei reading di Elio Germano, dello “scrittore con la bandana che si è impiccato”, della comicità geniale per nerd. E via dicendo. Ripeto, non volevo in nessun modo criticare il vostro modo di agire su Fb o su altri luoghi.
          Ps: ma il saggio sulla matematica etc, l’hai per caso pubblicato? e se sì, dove?

          • Roberto Natalini

            ok, allora siamo contro la stessa cosa. E io non uso twitter (lo usiamo come sito, ma io non so usarlo, non per snobismo, ma perché, come starai purtroppo imparando a tue spese, con 140 caratteri non ti dico nemmeno buonasera).
            E scusa se ti è sembrato che volessi fare a “gara” (argh, imbarazzo…), ma era solo per dirti che non siamo i lettori da quarta di copertina e poi un bel tweet. Però a me la lettura di Lipsky era piaciuta.
            Quindi ok, dai, amici :-) . r

            PS: una versione preliminare in italiano la trovi qui: http://maddmaths.simai.eu/var/linfinito-scherzo-di-david-foster-wallace
            se insisti per la versione “completa” in inglese (ancora in corso di editing), allora mandami una mail: roberto.natalini@gmail.com

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