A ciascuno il suo
Di Sciascia avevo letto prima solo Todo modo. A questo libro ci sono arrivato grazie al film omonimo di Elio Petri con un imperdibile Gian Maria Volontè nei panni del professore-investigatore Laurana.
Come in Todo Modo, anche qui la trama è costruita secondo uno schema di “giallo”, ma questo schema è solo un pretesto su cui innestare critica sociale, discorsi sullo stato della politica italiana, sullo “stato delle cose” in Sicilia.
Il “giallo” come pretesto risulta però riduttivo, in quanto tutti gli elementi di questo genere narrativo (l’omicidio/sparizione di un individuo, la ricerca dell’assassino e del movente) c oncorrono a strutturare il senso ultimo della storia.
Intendo dire che la scelta del possibile mandante, dell’investigatore, degli interlocutori di quest’ultimo, delle stesse vittime, aiutano il lettore a percepire il contesto corrotto, perbenista, falsamente cattolico (o di quel cattolicesimo amorale tipico degli italiani) della Sicilia di Sciascia.
Il finale rappresenta, a mio avviso, il condensato di qeusto senso di corruzione, di immobilismo, che si traduce in una conclusione dai toni amari, in cui a perdere sono i “buoni”, irrimediabilmente.
