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Europe Central – WILLIAM T. VOLLMANN

Ho scritto una recensione per questo libro che potete trovare qui. Visto che questo è il mio diario di letture mi sembrava giusto lasciarne traccia

Quel che resta del giorno, KAZUO ISHIGURO

quel che resta del giorno di kazuo ishiguroA volte capita che i personaggi dei libri siano così odiosi, noiosi, amorali, ecc., da risultare interessante al massimo grado. Il maggiordomo Stevens di Quel che resta del giorno fa parte di questa cerchia a pieno titolo. All’inizio era semplicemente noioso nei suoi discorsi (interiori) asserviti alla logica del padrone – tanto da voler lasciare il libro a metà – , poi è diventato tragicamente reale, soprattutto perché mi sembrava fosse diventato il contraltare perfetto alle rivolte di questi giorni, svoltesi negli stessi spazi, o quasi, della storia di questo libro. Un essere umano che disegna attimo dopo attimo la sua vita (in ogni suo minimo particolare) seguendo ciò che il bon ton derivatogli dai vari Lord che ha servito, dalle loro parole e dalle loro azioni, gli comanda. Un personaggio che cancella ogni sua aspirazione o pensiero che non sia quello riservato alla schiavitù verso il suo padrone.
Prima ho creduto che fosse solo un personaggio di carta, di quelli che ti viene da pensare, quasi a prendere le distanze da una storia troppo scabrosa, “esistono solo nel libro”. E poi invece è arrivato il mutamento delle mie considerazioni, quasi a considerarne la realtà fisica di questa persona che si muoveva nella mia testa, o comunque di molti tratti della stessa. Questo asservimento annidato nei più intimi recessi della mente, fonte di tutte le sue azioni, mi ha fatto ripensare alla storia del prigioniero che era entrato a tal punto nella forma mentis dell’essere tale, che quando i carcerieri sparirono e gli lasciarono la porta della cella aperta, lui rimase nella sua prigione, guardando quella porta curiosamente socchiusa senza muoversi, perché ormai non contemplava nemmeno la possibilità di una cella aperta, di una vita fuori.
Questo per dire che a volte mi assale la paura di essere o stare per diventare un servo, senza neanche il bisogno di trovarmi dentro una cella con quattro mura solide ed un lucchetto.

Gian Maria Volontè

Gian Maria che faceva gli scioperi

Gian Maria che chiedeva stupidamente scusa per una casa troppo borghese

Gian Maria che sceglieva sempre i film da fare

Gian Maria che cantava Amore, Amore

Gian Maria che le labbra ce le aveva nascoste

Gian Maria che parlava tutti i dialetti

Gian Maria che ti guardava, e ti guarda

Gian Maria che fumava quelle sigarette maltrattate senza filtro

Gian Maria che sembrava robustissimo invece era esile, ma forte

Gian Maria che come Jean Vigo è morto facendo un film.

Perché scrivere un blog

Odio chi scrive nei blog parlando solo di se stesso, dipingendosi come una persona fighissima e super acuta in ogni suo piccolo pensiero. Partendo da questo principio in questo blog vorrei parlare “solo” dei libri che leggo e di tutto quello che della mia vita passa attraverso l’atto di leggere libri.

Sono convinto di non saper scrivere: mi mancano gli strumenti principali, gli schemi di costruzione, le parole e i modi per esprimere quello che penso. Sono convinto, altresì, che scrivere sia un po’ come correre: all’inizio fai due metri e cadi a terra esausto e torni a casa sconsolato ma poi, piano piano, con costanza, corri sempre per più tempo e per più chilometri, conoscendo meglio il tuo corpo, il tuo respiro e i tuoi tempi.

Ovviamente non tutti quelli che corrono possono arrivare alle Olimpiadi, perchè gli manca la struttura fisica, il tempo, la voglia; però tutte le persone normodotate possono correre, tranquillamente.

E questo è quanto.