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Un giorno questo dolore ti sarà utile – PETER CAMERON

E va bene, lo ammetto: sono uno di quelli che sceglie i libri perché a volte trova un titolo interessante ed epifanico. E non solo faccio parte di questo gruppo ma anche del gruppo di persone che ancora credono che ci sia un’esatta corrispondenza tra il titolo e la sostanza stessa del libro (anche se poi ammettono che a volte i titoli non li sceglie neanche lo scrittore, e lì si apre un altro discorso). Come se le parole che compongono il titolo fossero rivelatrici del libro intero. Come se uno chiedesse “di che cosa parla questo libro?” e l’altro gli rispondesse “un giorno questo dolore ti sarà utile”. Che con titoli del genere fa anche effetto. Sembra quasi l’ultima frase di un saggio tibetano. Saggio che a me povero occidentale convinto di aver sofferto tanto nella mia vita e di dover ancora soffrire – quasi per costituzione interna – dicesse “non ti preoccupare, un giorno [tutto, ndr] questo dolore ti sarà utile”. E io me ne andrei sollevato, tornando sui miei passi e i miei pensieri.

Il libro tratta di varie cose che non vi starò qui ad elencare, dico solo che il titolo c’entra molto ma in maniera impercettibile. Lo vedo – il libro – come un tentativo di dare la parola, attraverso la scrittura, a quel mondo sconosciuto in cui tutti abbiamo vissuto nella nostra adolescenza/pubertà, ma che inspiegabilmente quasi tutti dimentichiamo, scambiandolo per qualcosa di meno dispendioso a cui diamo un nome altisonante e poco veritiero: maturità. E ci sarebbe molto da dire su quello che significa essere maturi per la maggior parte delle persone, di come si percepiscono maturi. Ovviamente se non capisci le assurdità che si celano dietro la parola maturità (il bagaglio di costrizioni sociali assurde a cui ci sottomettiamo, l’essere obbligati a vivere una vita fondamentalmente assurda che ci siamo costruiti con la nostra buona volontà) non ha senso che qualcuno te lo spieghi, perché ormai sei già di un bel pezzo dentro il tunnel. Per quelli che in qualche modo rifiutano di diventare maturi secondo le regole sociali ci sono infinite strade in cui perdersi, alla ricerca di qualcosa di più di sospingere un passeggino in un centro commerciale, il sabato pomeriggio.
La sentite la musichetta?