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Re in fuga. La leggenda di Bobby Fischer – VITTORIO GIACOPINI

Vittorio Giacopini è una di quelle persone che lavorano alla radio che quando ne ascolti la voce riesci subito a collegarla con una fisicità ben precisa. Prima di vederne l’immagine stampata sulla quarta di copertina di questo Re in fuga (abitudine che odio, quella delle foto in quarta di copertina, penso che bisogna essere dotati di una forte dose di coraggio per vedere la propria faccia stampigliata in quel modo schifoso, che solo Dan Brown o Veltroni…) me lo immaginavo proprio così: figura magra ed elegante, occhiali da vista con la montatura tonda. Un professore liceale, di italiano o di greco, ma di quelli che si ricorda con piacere e quasi con nostalgia. Su questo ultimo punto vado per sentito dire, visto che non ho avuto la fortuna di incontrarne uno sul mio cammino scolastico.
Bobby Fischer invece me lo sono immaginato sempre ragazzo, anche prima di vederne qualche immagine, per via di quel diminutivo, Bobby appunto. Continuare la lettura

Opinioni di un clown – HEINRICH BÖLL

Ero al lavoro e la mia collega, forse non stavamo parlando neanche di libri in quel preciso momento, mi dice “Sai, stavo sistemando la mia libreria e mi è capitato in mano Opinioni di un clown che è forse il mio libro preferito, e mi sei venuto in mente tu, dovresti leggerlo”. Devo ammettere che quando una persona mi dice una frase del genere, sarà per il mio narcisismo sotterraneo e smisurato, beh, mi riempio di orgoglio. Penso alla vicenda del libro, o alla vita del suo autore, o alla figura di uno dei personaggi, e penso che l’associazione della mia figura a questi si traduca in un sentimento di stima. E così ho iniziato a leggere Opinioni di un clown cercando analogie tra la mia persona e la storia narrata. Lo so, è un gioco barbaro e insensato, perché magari il consiglio della mia collega non era dettato da questo tipo di associazioni. Il libro è il suo preferito, sa che io cerco di leggere buoni libri, e avrà pensato di farmi una cosa gradita consigliandomi di leggerlo. Eppure l’idea delle analogie tra il libro e me, o meglio, tra il libro e l’idea di me che ha la mia collega, è stata sempre presente durante la lettura. E così ho fatto la conoscenza del clown tedesco Hans Schnier. Hans è ateo (prima corrispondenza) e sbeffeggia tutti i cattolici tedeschi, con arroganza, e lo fa continuamente, a partire dalla sua ragazza, Maria, che l’ha lasciato per un mezzo prete. Hans è una persona che non si ritrova con la generale aria di felicità ostentata tipica del periodo del secondo dopoguerra, e, ovviamente, sbeffeggia tutti quelli che in una maniera o nell’altra incontra felici sul suo cammino. Hans ha anche una certa ansia di comprensione per se stesso e per i suoi simili, e forse la commistione tra l’arroganza e questa forma di delicatezza sono la seconda corrispondenza tra me ed Hans, ho pensato. E forse le opinioni di Hans potrei copiarle tutte e ripeterle a memoria fino alla fine della mia esistenza, perché le sento tutte mie.
Alla fine del libro ho avuto la netta sensazione di essere stato nel vagone di un treno, di uno di quei treni fumosi della Germania degli anni ’60 (anche se non li ho mai conosciuti), e di aver dialogato con uno sconosciuto alquanto bizzarro, parlando di quello che più ci premeva, lasciando tutto il superfluo fuori.

Ma tutte queste sono solo mie personalissime opinioni.

Europe Central – WILLIAM T. VOLLMANN

Ho scritto una recensione per questo libro che potete trovare qui. Visto che questo è il mio diario di letture mi sembrava giusto lasciarne traccia

Libero chi legge – FERNANDA PIVANO

Di Fernanda Pivano ricordo vagamente la voce dolce da anziana ascoltata in qualche documentario sulla beat generation e un video di un vecchio Premio Tenco in cui, accanto a De Andrè, c’era lei che aggrappandosi al microfono diceva che bisogna smetterla di considerare De Andrè il Bob Dylan italiano ma bisogna iniziare a considerare quest’ultimo come il De Andrè americano; sembrava molto emozionata e la sua voce andò a posarsi sul mio immaginario da diciottenne.
Libero chi legge è un libro dal titolo attraente e dalla copertina schifosa rovinata dall’uso stupido – derivato dall’editoria americana – di mettere una foto “romanzesca” dell’autore in quarta di copertina. Al di là di queste notazioni pratiche il libro è un susseguirsi di brevi ricordi/commenti su determinati libri della letteratura americana. Libri che hanno in qualche modo a che fare con il tema principale della libertà declinata in varie sottospecie (di pensiero, sessuale, dalla violenza, ecc.).
Ho scoperto una infinità di autori e libri la cui storia sembra interessante, soprattutto libri tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del secolo breve. Mi è sembrata così oltraggiosa la mia ignoranza verso questo pezzo di America da farmi decidiere di fotografare l’indice dei libri citati, così un po’ per volta qualche libro me lo leggerò, magari per sentirmi meno ignorante, o magari mi sentirò di aver perso del tempo, anche se a leggere libri non si perde quasi (e qui ci vorrebbe una nota come la 24 di Infinite Jest sulla filmografia di James O. Incandenza per rendere quel comprensibile quel quasi) mai tempo.