Ero al lavoro e la mia collega, forse non stavamo parlando neanche di libri in quel preciso momento, mi dice “Sai, stavo sistemando la mia libreria e mi è capitato in mano Opinioni di un clown che è forse il mio libro preferito, e mi sei venuto in mente tu, dovresti leggerlo”. Devo ammettere che quando una persona mi dice una frase del genere, sarà per il mio narcisismo sotterraneo e smisurato, beh, mi riempio di orgoglio. Penso alla vicenda del libro, o alla vita del suo autore, o alla figura di uno dei personaggi, e penso che l’associazione della mia figura a questi si traduca in un sentimento di stima. E così ho iniziato a leggere Opinioni di un clown cercando analogie tra la mia persona e la storia narrata. Lo so, è un gioco barbaro e insensato, perché magari il consiglio della mia collega non era dettato da questo tipo di associazioni. Il libro è il suo preferito, sa che io cerco di leggere buoni libri, e avrà pensato di farmi una cosa gradita consigliandomi di leggerlo. Eppure l’idea delle analogie tra il libro e me, o meglio, tra il libro e l’idea di me che ha la mia collega, è stata sempre presente durante la lettura. E così ho fatto la conoscenza del clown tedesco Hans Schnier. Hans è ateo (prima corrispondenza) e sbeffeggia tutti i cattolici tedeschi, con arroganza, e lo fa continuamente, a partire dalla sua ragazza, Maria, che l’ha lasciato per un mezzo prete. Hans è una persona che non si ritrova con la generale aria di felicità ostentata tipica del periodo del secondo dopoguerra, e, ovviamente, sbeffeggia tutti quelli che in una maniera o nell’altra incontra felici sul suo cammino. Hans ha anche una certa ansia di comprensione per se stesso e per i suoi simili, e forse la commistione tra l’arroganza e questa forma di delicatezza sono la seconda corrispondenza tra me ed Hans, ho pensato. E forse le opinioni di Hans potrei copiarle tutte e ripeterle a memoria fino alla fine della mia esistenza, perché le sento tutte mie.
Alla fine del libro ho avuto la netta sensazione di essere stato nel vagone di un treno, di uno di quei treni fumosi della Germania degli anni ’60 (anche se non li ho mai conosciuti), e di aver dialogato con uno sconosciuto alquanto bizzarro, parlando di quello che più ci premeva, lasciando tutto il superfluo fuori.
Ma tutte queste sono solo mie personalissime opinioni.