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Norwegian Wood, MURAKAMI HARUKI

Norwegian Wood (in altre edizioni intitolato Tokyo Blues) è il libro di Murakami che ha venduto di più e che lo ha reso famoso al grande pubblico (ci faranno anche un film, blah!). Quando uscì, il libro fu considerato un vero tradimento dai vecchi fan dello scrittore giapponese (tradimento di cosa non lo ho ben capito). Ho letto ancora poco di questo autore da avere una visione coerente del suo modo di scrivere, ma quello che ho detto parlando di un altro suo libro vale anche per questo: ha una scrittura “sensoriale” che trasmette immediatamente le sensazioni soggettive del protagonista, e non si impegna mai in una visione d’insieme della scena. Leggere i suoi libri mi ricorda i primi film surrealisti degli anni venti, in cui i registi cambiavano spesso lente alla cinepresa per dare la visione distorta della realtà che stava vivendo in un determinato momento il protagonista ( ubriaco, drogato o allucinato) della storia.

Murakami ha una scrittura leggera e diretta che si lascia seguire con facilità. Pur toccando sentimenti profondi nella vita dei personaggi, o situazioni particolari e complesse, riesce sempre a procedere, a continuare; non si hanno mai dei punti morti o un cambiamento di stile repentino che potrebbe stravolgere l’armonia del libro. Non ho mai perso il filo del discorso di questo libro, ed è stato un bene. Sono disceso  con il libro nella disperazione del personaggio principale, nelle sue incomprensioni con gli altri e nella sua ricerca prioritaria di purezza, risalendo in superficie nel finale. Chiudendo il libro mi è successo quello che un pazzo, molto tempo fa, ha chiamato catarsi.

L’arte di correre, HARUKI MURAKAMI

Ho scoperto Murakami con questo libro, ed è stata una bella cosa. Con uno stile nitido e puro (“come l’acqua di montagna” si dice) tratteggia il suo rapporto con l’atto stesso del correre. Atto indissolubilmente legato a quello dello scrivere e, in definitiva, a quello del vivere.

Questo libro non è un libro sulla corsa, non è un manuale su come diventare un runner e non è nemmeno uno stimolo al correre.
E’ un libro sulla vita di uno scrittore, sulle sue peculiari modalità di scrittura. E’ un libro sulla sua disciplina.

Dovrebbe essere inserito in una ipotetica biblioteca tematica sulla scrittura e sulla disciplina che questo richiede.

Correre è solo una coniugazione del vivere ed esprime la stessa sostanza.