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Libero chi legge – FERNANDA PIVANO

Di Fernanda Pivano ricordo vagamente la voce dolce da anziana ascoltata in qualche documentario sulla beat generation e un video di un vecchio Premio Tenco in cui, accanto a De Andrè, c’era lei che aggrappandosi al microfono diceva che bisogna smetterla di considerare De Andrè il Bob Dylan italiano ma bisogna iniziare a considerare quest’ultimo come il De Andrè americano; sembrava molto emozionata e la sua voce andò a posarsi sul mio immaginario da diciottenne.
Libero chi legge è un libro dal titolo attraente e dalla copertina schifosa rovinata dall’uso stupido – derivato dall’editoria americana – di mettere una foto “romanzesca” dell’autore in quarta di copertina. Al di là di queste notazioni pratiche il libro è un susseguirsi di brevi ricordi/commenti su determinati libri della letteratura americana. Libri che hanno in qualche modo a che fare con il tema principale della libertà declinata in varie sottospecie (di pensiero, sessuale, dalla violenza, ecc.).
Ho scoperto una infinità di autori e libri la cui storia sembra interessante, soprattutto libri tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del secolo breve. Mi è sembrata così oltraggiosa la mia ignoranza verso questo pezzo di America da farmi decidiere di fotografare l’indice dei libri citati, così un po’ per volta qualche libro me lo leggerò, magari per sentirmi meno ignorante, o magari mi sentirò di aver perso del tempo, anche se a leggere libri non si perde quasi (e qui ci vorrebbe una nota come la 24 di Infinite Jest sulla filmografia di James O. Incandenza per rendere quel comprensibile quel quasi) mai tempo.